Welfare aziendale

Buoni pasto 2026: limiti e come funzionano

Elettronici o cartacei, i buoni pasto hanno un plafond di esenzione fiscale separato da quello dei fringe benefit generali.

Limiti di esenzione

Quanto vale l’esenzione fiscale

Tipo di buono pastoLimite giornaliero esente
Elettronico10€ al giorno
Cartaceo4€ al giorno

A differenza dei fringe benefit generali, il plafond dei buoni pasto è distinto e separato: puoi ricevere sia buoni pasto entro questi limiti sia altri fringe benefit entro il loro plafond specifico, senza che si sommino allo stesso tetto.

Come funzionano

Cosa succede se superi il limite

A differenza dei fringe benefit generali (dove superare il limite rende imponibile l’intero importo), per i buoni pasto solo la parte eccedente il limite giornaliero diventa imponibile a fini fiscali e contributivi, non l’intero valore del buono.

I buoni pasto sono utilizzabili per l’acquisto di prodotti alimentari e pasti, presso esercizi convenzionati (ristoranti, bar, supermercati per i prodotti alimentari), con alcune limitazioni di orario e giorno d’uso a seconda dell’operatore emittente.

Un diritto o una concessione?

Il buono pasto non è sempre un diritto automatico

A differenza di quanto molti pensano, i buoni pasto non sono un diritto garantito per legge a ogni lavoratore dipendente: dipendono dal CCNL applicato o da specifici accordi aziendali. Alcuni contratti collettivi li prevedono esplicitamente come condizione standard per chi lavora un certo numero di ore giornaliere (spesso legato al superamento della pausa pranzo), altri lasciano la scelta alla discrezionalità del datore di lavoro, come parte del welfare aziendale volontario.

Se il tuo orario di lavoro giornaliero non prevede una pausa pranzo significativa, o se lavori part-time con un orario ridotto che non attraversa la fascia dei pasti, potresti non avere diritto ai buoni pasto anche se il CCNL li prevede per altri colleghi con orario diverso: verifica sempre le condizioni specifiche applicabili al tuo contratto individuale.

Regole d’uso

Dove e come si usano i buoni pasto

I buoni pasto elettronici, ormai la forma prevalente rispetto ai vecchi ticket cartacei, sono utilizzabili presso esercizi convenzionati con il circuito emittente (ristoranti, bar, supermercati per l’acquisto di prodotti alimentari, in alcuni casi anche farmacie per specifici prodotti). Esistono limitazioni di utilizzo che variano da operatore a operatore: alcuni buoni non sono spendibili nei weekend o nei giorni festivi, altri hanno un numero massimo di buoni utilizzabili nella stessa transazione, secondo le regole stabilite dal contratto tra l’azienda e il fornitore del servizio.

Approfondisci il plafond distinto dei fringe benefit generali →

Un aspetto pratico

Cosa succede se non usi tutti i buoni pasto

I buoni pasto elettronici accreditati mensilmente si accumulano se non utilizzati subito, senza scadenza mensile stretta nella maggior parte dei circuiti moderni, anche se ogni singolo buono ha comunque una data di scadenza specifica (generalmente uno o due anni dall’emissione) oltre la quale non è più spendibile. Un dipendente che lavora molto da remoto o che porta abitualmente il pranzo da casa può quindi accumulare un saldo significativo di buoni pasto nel tempo, da utilizzare poi in un’unica soluzione per una spesa più consistente, entro i limiti di importo massimo utilizzabile per transazione previsti dal circuito specifico.

Verifica sempre la data di scadenza dei tuoi buoni pasto accumulati tramite l’app o il sito del fornitore, per evitare di perdere il valore di buoni non utilizzati in tempo.

Un tema di attualità

Buoni pasto e lavoro da remoto

Con la diffusione dello smart working, si è posta la questione se il diritto ai buoni pasto sussista anche per le giornate lavorate da casa, dato che la logica originaria del beneficio era legata al pranzo fuori casa durante l’orario di lavoro in sede. La prassi prevalente, confermata da diversi accordi aziendali e orientamenti giurisprudenziali, riconosce il diritto ai buoni pasto anche in smart working, se il CCNL o l’accordo individuale non lo esclude esplicitamente, poiché il beneficio è considerato collegato all’orario di lavoro effettivo, non alla sede fisica di svolgimento della prestazione.

Verifica sempre la policy specifica della tua azienda in materia, poiché non tutti gli accordi aziendali di smart working trattano questo aspetto allo stesso modo.

Un dettaglio da conoscere

I buoni pasto non entrano nel calcolo del TFR o degli straordinari

Un vantaggio strutturale dei buoni pasto: non concorrono alla formazione della RAL, e quindi non incidono sul calcolo del TFR, sulla base di calcolo degli straordinari, né su altre voci retributive calcolate in proporzione allo stipendio base. Questo li rende una forma di retribuzione particolarmente efficiente sia per il dipendente (che riceve un beneficio esente da tasse) sia per l’azienda (che non vede aumentare proporzionalmente altri costi collegati, come appunto TFR e maggiorazioni per straordinari calcolate sulla RAL).

È uno dei motivi tecnici, oltre al vantaggio fiscale diretto, per cui i buoni pasto restano una delle forme di welfare aziendale più diffuse in Italia, nonostante l’introduzione di alternative più moderne come le piattaforme di welfare flessibile.

Domande frequenti

FAQ

I buoni pasto sono obbligatori?

No, non sono un diritto automatico garantito dalla legge in senso generale, anche se alcuni CCNL li prevedono come condizione standard per specifiche categorie di lavoratori.

Posso ricevere sia buoni pasto che fringe benefit?

Sì, sono due plafond distinti: puoi beneficiare di entrambi contemporaneamente, ciascuno entro il proprio limite di esenzione.