Assenza per salute
Malattia in busta paga: indennità e periodo di comporto
Chi paga cosa durante l’assenza per malattia, e per quanto tempo il tuo posto di lavoro resta tutelato.
Chi paga
I tre soggetti coinvolti nel pagamento
| Periodo | Chi paga | Percentuale indicativa |
|---|---|---|
| Primi 3 giorni (carenza) | Datore di lavoro | Varia per CCNL, spesso 50-100% |
| Dal 4° al 20° giorno | INPS | 50% della retribuzione media giornaliera |
| Dal 21° giorno in poi | INPS | 66,67% della retribuzione media giornaliera |
Molti CCNL prevedono un’integrazione a carico del datore di lavoro, che porta l’indennità complessiva fino al 100% della retribuzione ordinaria per un certo numero di giorni annui: verifica sempre le condizioni specifiche del tuo contratto collettivo.
Periodo di comporto
Per quanto tempo il posto è tutelato
Il periodo di comporto è il tempo massimo durante il quale, in caso di malattia, il datore di lavoro non può licenziarti per superamento del periodo di assenza. La durata esatta è stabilita dal CCNL applicato, tipicamente tra 180 giorni e 12 mesi, a seconda del settore e dell’anzianità di servizio.
Superato il periodo di comporto senza rientro al lavoro, il datore di lavoro può legittimamente procedere al licenziamento, salvo specifiche tutele aggiuntive previste per particolari condizioni di salute.
Tassazione
Come viene tassata l’indennità di malattia
L’indennità di malattia erogata dall’INPS è soggetta a IRPEF con le stesse aliquote ordinarie, ma non ai contributi previdenziali. L’eventuale integrazione a carico del datore di lavoro segue invece il trattamento fiscale e contributivo ordinario dello stipendio.
Controlli previsti
Le visite fiscali: cosa aspettarsi
Durante il periodo di malattia, sei tenuto a rispettare le fasce di reperibilità stabilite dalla legge (generalmente dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00, salvo specifiche eccezioni per patologie gravi), durante le quali un medico dell’INPS incaricato può presentarsi presso il tuo domicilio per una visita fiscale di controllo. L’assenza ingiustificata durante queste fasce comporta sanzioni economiche, che possono arrivare fino alla perdita totale dell’indennità di malattia per i giorni di assenza non giustificata.
Se devi assentarti dal domicilio durante le fasce di reperibilità per visite mediche o altri motivi documentabili, comunicalo tempestivamente e conserva sempre la documentazione giustificativa, per poter dimostrare la legittimità dell’assenza in caso di controllo.
Un caso particolare
Malattie di lunga durata: cosa cambia
Per le malattie che si protraggono a lungo, avvicinandosi al periodo di comporto massimo previsto dal CCNL, è importante monitorare attentamente i giorni di assenza cumulati, poiché il datore di lavoro può legittimamente procedere al licenziamento una volta superato quel limite, anche in presenza di una patologia grave e documentata. Per alcune condizioni specifiche (patologie oncologiche, terapie salvavita), esistono tutele aggiuntive che possono prevedere l’esclusione di determinati periodi dal computo del comporto: verifica sempre con un patronato o un consulente del lavoro se la tua situazione specifica rientra in queste protezioni particolari.
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Un confronto importante
Malattia per lavoratori autonomi: le regole cambiano
Chi ha partita IVA, a differenza dei dipendenti, non ha diritto a un’indennità di malattia con lo stesso meccanismo automatico. La copertura dipende dalla gestione previdenziale di appartenenza: chi versa alla Gestione Separata INPS ha diritto a un’indennità di malattia solo in caso di ricovero ospedaliero o eventi di particolare gravità, con importi e requisiti specifici; chi ha una cassa professionale autonoma (avvocati, commercialisti, medici) segue le regole specifiche stabilite da quella cassa, spesso più limitate rispetto alla tutela garantita ai lavoratori dipendenti.
Per questo motivo, molti liberi professionisti scelgono di sottoscrivere polizze assicurative private integrative contro il rischio di malattia o infortunio, per colmare il divario di tutela rispetto al lavoro dipendente, specialmente chi non ha altre fonti di reddito familiare su cui contare in caso di assenza prolungata.
Un percorso possibile
Il rientro graduale dopo una malattia lunga
Dopo un periodo di malattia prolungato, specialmente per patologie che hanno richiesto un trattamento importante, è possibile in alcuni casi concordare con il datore di lavoro e il medico competente aziendale un rientro graduale, con un orario di lavoro ridotto per un periodo transitorio prima del pieno ripristino dell’attività lavorativa. Questa opzione non è un diritto automatico, ma una possibilità da negoziare caso per caso, spesso facilitata dal medico competente aziendale (obbligatorio per le aziende sopra una certa dimensione) che valuta l’idoneità alla mansione durante la fase di recupero.
Un caso distinto dalla malattia comune
Infortunio sul lavoro: regole diverse dalla malattia comune
Se l’assenza è dovuta a un infortunio sul lavoro, non a una malattia comune, le regole cambiano significativamente: la copertura è a carico dell’INAIL, non dell’INPS, con un’indennità generalmente più favorevole (60% della retribuzione dal 4° al 90° giorno, 75% dal 91° giorno), e il periodo di comporto è spesso calcolato separatamente rispetto alla malattia comune, con tutele aggiuntive specifiche. È importante che l’infortunio venga denunciato correttamente e tempestivamente al datore di lavoro (che a sua volta lo comunica all’INAIL), per garantire l’applicazione del regime di tutela corretto fin dal primo giorno di assenza.
Domande frequenti
FAQ
Devo sempre presentare il certificato medico?
Sì, il medico curante trasmette telematicamente il certificato all’INPS, che lo rende disponibile al datore di lavoro. È un adempimento obbligatorio per avere diritto all’indennità.
Le ferie maturano durante la malattia?
Sì, generalmente le ferie continuano a maturare durante l’assenza per malattia, entro i limiti previsti dal CCNL applicato.
