Lavoro autonomo

Ritenuta d’acconto 2026: cos’è e come si calcola

Perché il tuo cliente non ti paga mai l’intero importo in fattura: come funziona l’anticipo IRPEF trattenuto alla fonte.

Definizione

Cos’è la ritenuta d’acconto

La ritenuta d’acconto è una trattenuta che il committente (chi paga la fattura) applica sul compenso lordo di un libero professionista o lavoratore autonomo con partita IVA in regime ordinario, versandola direttamente allo Stato come anticipo dell’IRPEF dovuta dal professionista. Il professionista riceve quindi solo una parte del compenso fatturato, recuperando la differenza in sede di dichiarazione dei redditi.

È disciplinata dall’art. 25 del DPR 600/1973 e si applica ai compensi per l’esercizio di arti e professioni.

Aliquote

Quanto viene trattenuto

CasoAliquota
Professionista residente in Italia20% sul compenso imponibile
Professionista non residente30%, a titolo definitivo (non recuperabile in dichiarazione)
Provvigioni di agenti e mediatori23% su una base ridotta (20% o 50% della provvigione, a seconda dei casi)

Un dettaglio importante: chi opera in regime forfettario non subisce la ritenuta d’acconto sui compensi che riceve, perché il regime forfettario prevede già un’imposta sostitutiva propria (15% o 5%) che rende superflua la ritenuta.

Esempio numerico

Come si calcola: un caso pratico

VoceImporto (fattura da 1.000€)
Compenso fatturato1.000€
− Ritenuta d’acconto (20%)−200€
Netto ricevuto dal professionista800€

Il committente versa i 200€ trattenuti allo Stato tramite F24 (codice tributo 1040) entro il 16 del mese successivo al pagamento. Il professionista recupera questo importo in dichiarazione dei redditi, scomputandolo dall’IRPEF calcolata sul reddito complessivo dell’anno.

Recupero pratico

Come recuperi effettivamente la ritenuta subita

La ritenuta d’acconto non è una tassa aggiuntiva: è un anticipo che recuperi in dichiarazione dei redditi. Nel modello Redditi Persone Fisiche, indichi il compenso lordo fatturato e la ritenuta subita (riportata nella Certificazione Unica che il committente ti consegna entro il 16 marzo). L’imposta dovuta sul tuo reddito complessivo viene calcolata secondo le aliquote IRPEF ordinarie, e la ritenuta già versata viene scomputata: se hai versato più del dovuto, hai diritto a un rimborso; se meno, verserai la differenza.

Per chi ha più committenti nell’arco dell’anno, è importante conservare tutte le Certificazioni Uniche ricevute: dimenticarne una in dichiarazione significa perdere il credito per quella specifica ritenuta, con il rischio di pagare due volte la stessa imposta.

Casi particolari

Quando la ritenuta non si applica

Oltre al caso del regime forfettario, esistono altre situazioni in cui la ritenuta d’acconto non si applica: cessioni di beni (a differenza delle prestazioni di servizi, che sono il caso tipico), operazioni tra due soggetti entrambi privati senza qualifica di sostituto d’imposta, e alcune prestazioni occasionali sotto specifiche soglie di importo previste dalla normativa. Verifica sempre con il tuo commercialista se una specifica prestazione rientra nell’ambito di applicazione della ritenuta, poiché applicarla o non applicarla erroneamente comporta conseguenze diverse per entrambe le parti del rapporto.

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Un effetto pratico poco discusso

L’impatto della ritenuta sul flusso di cassa

Per un professionista in regime ordinario, la ritenuta d’acconto trattenuta immediatamente dal cliente rappresenta di fatto un finanziamento anticipato allo Stato: quel 20% non è disponibile per le spese correnti dell’attività fino alla dichiarazione dei redditi dell’anno successivo, quando (se dovuto) arriva l’eventuale rimborso. Per attività con margini stretti o con molti clienti che applicano la ritenuta, questo può creare tensioni di liquidità significative, specialmente nei primi anni di attività quando i costi da sostenere sono già elevati.

È una delle ragioni pratiche, oltre al vantaggio fiscale diretto, per cui molti professionisti alle prime armi trovano il regime forfettario più gestibile dal punto di vista della liquidità: senza ritenuta d’acconto, l’intero importo fatturato resta disponibile immediatamente.

Clienti esteri

Ritenuta d’acconto per prestazioni verso l’estero

Se fatturi verso clienti esteri, le regole cambiano: generalmente la ritenuta d’acconto italiana non si applica alle prestazioni rese a committenti non residenti in Italia, poiché non sono sostituti d’imposta italiani. Tuttavia, alcuni paesi esteri possono applicare una propria ritenuta secondo la loro normativa locale, eventualmente mitigata da convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni stipulate tra l’Italia e il paese del committente. Verifica sempre la situazione specifica con un commercialista esperto in fiscalità internazionale se lavori regolarmente con clienti esteri.

Domande frequenti

FAQ

Chi deve applicare la ritenuta d’acconto?

Il committente, quando è un sostituto d’imposta (azienda, ente pubblico, altro professionista con partita IVA), che paga un compenso a un professionista in regime ordinario o a un lavoratore autonomo occasionale.

Se il mio cliente è un privato, si applica la ritenuta?

No: un privato che non agisce come sostituto d’imposta non è tenuto ad applicare alcuna ritenuta. Ricevi l’intero importo fatturato.

Come recupero la ritenuta subita?

Attraverso la Certificazione Unica (CU) rilasciata dal committente entro il 16 marzo dell’anno successivo, che documenta l’importo trattenuto. Lo scomputi dall’IRPEF dovuta nella dichiarazione dei redditi.